Ecco cosa ci insegna una ricerca sulla felicità durata quasi un secolo

La ricerca, tuttora in corso, iniziata nel 1938 presso l’università di Harvard ha seguito 724 volontari e rispettive famiglie ha scoperto qual è il vero segreto della felicità.

Tutti vogliamo essere felici ma nessuno sa bene cosa sia veramente la felicità. Ognuno ha la sua idea e ma man mano che si cresce e si fanno esperienze questa idea continua a cambiare; per quanto mi riguarda a vent’anni la felicità era una serata sfrenata con gli amici, a trenta una romantica cenetta a lume di candela ed ora a 40 una rilassante passeggiata in mezzo alla natura.

Ma cosa è davvero la felicità?

Lo scopo dei ricercatori di Harvard era appunto provare a dare una spiegazione scientifica alla felicità.

(Essendo laureato in Scienze Statistiche tutti i miei articoli si basano su ricerche che hanno una comprovata validità qualitativa e quantitativa e questa è quella quantitativamente più esaustiva in quanto si rifà ad una mole enorme di dati, si pensi infatti che la ricerca, tuttora in corso, è iniziata nel lontano 1938).

I ricercatori decisero di seguire 724 ragazzi (268 studenti di Harvard e 456 provenienti da quartieri poveri di Boston) per tutta la loro vita (compito davvero impegnativo anche perché in mezzo c’è stata una guerra mondiale). Nel 2015, essendo venuti a mancare quasi tutti i volontari (i pochi superstiti erano quasi centenari), si decise di seguire la seconda generazione cioè i loro figli e continuare quindi la ricerca. I ricercatori che si sono via via alternati hanno analizzato le carriere, gli amori e la salute di tutti. È interessante notare che i ragazzi seguirono carriere diversissime tra loro infatti troviamo operai, insegnanti, contadini, ambulanti, commercianti come anche avvocati, dottori, senatori ed addirittura un Presidente degli Stati Uniti*. Non tutti però ebbero vita facile infatti alcuni diventarono delinquenti o alcolizzati. Quasi tutti i partecipanti alla “mastodontica” ricerca furono seguiti attraverso interviste, questionari, visite mediche, analisi delle cartelle cliniche, colloqui con le loro famiglie ed addirittura video riprese nei loro appartamenti (una prova generale “ante litteram” del reality Grande Fratello). Come potete ben intuire fu fatto tutto il necessario per poterli conoscere a fondo; meglio di così non si poteva fare ecco cosa afferma l’attuale capo progetto il dottor Robert Waldinger: “Una fotografia così dettagliata della vita di qualcuno non è mai stata fatta”.

Ma allora cosa possiamo trarre dalle decine di migliaia di dati ed informazioni ricavati della ricerca di Harvard?

Felicità è non sentirsi soli e rimanere quindi in salute

La lezione più importante è che la felicità ed il benessere psicologico non sono legate a carriere da sogno, fama e ricchezza ma semplicemente alle relazioni sociali. Il sentirsi parte di un gruppo sociale ed essere ben integrato in esso ci fa infatti viver meglio vedi articolo.

Ma i ricercatori hanno notato anche che le persone circondate da persone care, oltre ad essere le più felici, erano anche quelle che vivevano più a lungo (vedi articolo) infatti la solitudine è paragonabile all’obesità in quanto a mortalità vedi articolo.

Meglio pochi ma buoni

La seconda lezione che possiamo trarre dallo studio è che la qualità delle relazioni è molto più importante della loro quantità.

I volontari che erano più soddisfatti delle loro relazioni all’età di 50 anni erano quelli che erano arrivati più felici ed in salute agli 80°.

La relazione non è bella se non è litigarella

Ci sono giorni in cui si va d’amore e d’accordo mentre altri in cui il solo vedersi fa venire l’orticaria ma bisticciare ogni tanto con le persone che abbiamo a cuore ci fa vivere meglio e più a lungo.

Mens sana in relazione sana

I ragazzi del ’38 che avevano vissuto una vita ricca di relazioni profonde ad 80 anni erano quelli che avevano le menti più brillanti e maggior memoria.

Si si lo sappiamo tutti che le relazioni sociali sono complicate ed incasinate ma dobbiamo fare il possibile per coltivarle, ma come?

Leggete l’articolo :-)

Buona mente

Massimo

*John Fitzgerald Kennedy 35° presidente degli Stati Uniti d’America

Immagine Credit: Google

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Sito Web di Psicologia Sociale e Psicologia Cognitivo-Comportamentale che ci aiuta a conoscere e comprendere meglio la nostra mente. Autore: Massimo Lattes

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