Perché giudichiamo gli altri senza conoscerli?

Effetto alone ecco perché prima di giudicare sarebbe meglio conoscere.

Spesso giudichiamo gli altri solo per una nostra sensazione senza avere una benché minima conoscenza di chi stiamo parlando.

Tutti ci caschiamo, no no, non fare finta di niente che anche tu lo fai senza accorgetene e se vai avanti nella lettura capirai meglio di cosa sto parlando.

Ma innanzitutto perché lo facciamo? Perché diamo dei giudizi scontati? La risposta si chiama halo effect in italiano effetto alone che è un tipo di bias cognitivo attraverso cui diamo un’ etichetta a qualcuno solo basandoci sulle nostre impressioni e sensazioni. Più in generale i bias cognitivi sono delle distorsioni che ci spingono a ricreare una nostra visione errata dalla realtà; avevamo già parlato di bias di conferma in questo articolo ed anche di bias di corrispondenza in quest’altro articolo.

Il termine effetto alone fu coniato nel 1920 dallo psicologo americano Edward Thorndike nella sua ricerca intitolata “The Constant Error in Psychological Ratings” in cui chiedeva ad alcuni ufficiali di dare un giudizio sui propri soldati valutando alcune loro qualità come ad esempio l’aspetto fisico, l’intelligenza e la lealtà. Il professore Thorndike fu appunto il primo a notare come una qualità positiva o negativa di un soldato potesse gettare un alone positivo o negativo su altre caratteristiche dello stesso, ad esempio i soldati di bel aspetto erano anche quelli che erano stati giudicati come più di polso, intelligenti e di carattere mentre quelli brutti come dei fannulloni.

Un esempio lampante di effetto alone oggigiorno (son passati 100 anni dalla ricerca di Thorndike ma nulla è cambiato) è il nostro giudizio sulle star hollywoodiane come anche sulle nuove star dei social le cosiddette influencer; siccome sono belle, attraenti e di successo e ci piacciono parecchio allora devono per forza essere anche oneste, intelligenti, gentili e soprattutto simpatiche. Ma sarà poi così? Assolutamente no ma è normale ed automatico pensare che se una persona è bella allora deve per forza anche essere “tanto gentile e tanto onesta pare” dal momento che una singola caratteristica di una persona finisce per caratterizzare interamente la medesima. Deve esser chiaro a tutti però che lo stereotipo che bello equivale a buono rimane appunto uno stereotipo e nulla più, tutti abbiamo infatti conosciuto belli cattivi come anche dei brutti buoni e viceversa (per fortuna le teorie di Cesare Lombroso che bruttezza ed anomalie fisiche significassero delinquenza sono state messe al bando parecchi decenni fa anche se ancora oggi viene automatico valutare chi ci sta di fronte a seconda del suo aspetto esteriore vedi articolo).

Ma allora cosa è dovuto questo effetto alone? Perché non possiamo fare a meno di cascarci?

Una ricerca presso l’University of St Andrews in Scozia sostiene che alla base dell’effetto alone vi sia l’attrattività, cioè che se una persona è bella allora ci piace ed allora deve essere anche buona ed intelligente. I ricercatori scozzesi hanno anche analizzato dei verdetti in tribunale ed hanno notato che alcuni erano stati influenzati dall’effetto alone infatti senza rendercene conto l’effetto alone ha un grosso impatto nella nostra vita di tutti i giorni. Non ci credi? Ecco alcuni esempi.

Una ricerca presso l’Università dello Iowa ha evidenziato come taluni insegnanti preferiscano interagire ed aiutare di più quegli studenti che reputano di bell’aspetto perché li ritengono più intelligenti ma vale anche l’inverso cioè, se un insegnante viene percepito come più gentile e disponibile, allora gli studenti lo giudicheranno anche più attraente e piacevole. Ed ancora una ricerca pubblicata su il “Journal of Applied Psychology” dell’APA (Associazione degli Psicologi Americani) ha scoperto che le persone di bell’aspetto vengono percepite anche come molto più sicure di loro e sono giudicate quindi più capaci guadagnando in media di più di altre più preparate ma meno attraenti e lo stesso avverrebbe anche in fase di colloquio andando a preferire un candidato più avvenente rispetto ad un altro. (Volete sapere come presentarvi e fare colpo ad un colloquio di lavoro anche se non siete Mr o Miss Italia? Che aspettate, leggete questo articolo).

Ma le distorsioni precettive provocate dall’effetto alone non finiscono qui infatti una ricerca presso la Food and Drug Administration americana (ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) ha scoperto che camerier* più bell* prendono come mance in media 1200 $ in più all’anno rispetto ai colleghi.

Ed i pubblicitari lo conoscono bene questo effetto alone. Avete mai visto una pubblicità con attori brutti? Mai a parte quelle fatte per far discutere, infatti i pubblicitari sanno che un bel testimonial automaticamente farà percepire piacevole il prodotto che rappresenta o promuove.

Ma allora che fare per non cadere vittima di questo “famigerato” effetto alone?

La prossima volta che dobbiamo scegliere un candidato da votare oppure qualcuno da assumere non fermiamoci al suo aspetto esteriore, facciamo un passo indietro, informiamoci su di lui, cerchiamo insomma di capire le vere qualità di quella persona indipendentemente da come ci appare. Lo stesso vale per un prodotto da acquistare, non acquistiamolo soltanto perché lo promuove la nostra bellissima celebrity preferita ma andiamo a fondo per capire bene di cosa si tratta. Insomma da ora in avanti ricordiamoci dell’effetto alone e ragioniamo con la nostra zucca ops mente.

Buona mente

Massimo

Immagine Credit: Google

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Sito Web di Psicologia Sociale e Psicologia Cognitivo-Comportamentale che ci aiuta a conoscere e comprendere meglio la nostra mente. Autore: Massimo Lattes

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